Bauli, la storia di un sogno appena sfornato.
Che cos'è il genio? È saper capire le proprie attitudini e riuscire a utilizzarle con passione. Che cos'è la fortuna? È avere il coraggio di rischiare e mettersi alla prova.
È così, con solo la sua capacità di pasticcere, professione iniziata come garzone presso una pasticceria Veronese, che nel 1927, Ruggero Bauli con in tasca tante speranze, la sua dote di pasticcere e una patente, partì come tanti emigranti in cerca di fortuna verso un sogno chiamato Argentina.
Ma il destino volle che la "Principessa Mafalda" nave su cui era in viaggio naufragò inspiegabilmente.
Erano le 17.00 del 25 Ottobre 1927 quando mentre nei saloni di prima classe le signore sorseggiavano il tè e ballavano a ritmo d'orchestra, Ruggero Bauli se ne stava a poppa a 80 miglia dal largo del Brasile.
Ad un tratto vide le eliche sfilarsi, per la "Principessa Mafalda" era la fine.
La nave cominciò a imbarcare acqua, le caldaie si spensero. Il comandante ordinò l'evacuazione mentre l'ufficiale telegrafista continuava a lanciare l'allarme.
Furono dodici le navi che lo ricevettero ma nessuna si avvicinò, il fumo indusse a credere che il piroscafo stesse per esplodere. Non accadde. Ma si salvò solo chi raggiunse le barche. Come Ruggero Bauli che sollevato da un'onda finì nella rete di una barca accorsa in aiuto.
E la vita per lui ricominciò proprio là, nella lontana Argentina, lontano dal mondo come l'aveva conosciuto fino ad allora.
In pochi mesi fece fortuna; aprì infatti una sua pasticceria e dopo alcuni anni si ritrovò con più di 40 dipendenti. Ma nel cuore c'era ancora lei, la sua città natale: Verona.
Nel 1937, Ruggero decise di tornare in Italia e con sua moglie Zina, aprì un laboratorio e il suo primo negozio. E grazie alla sua esperienza, il suo impegno e a ritmo di 5000 paste al giorno, divenne il primo pasticcere della città.
Poi arrivò il secondo conflitto mondiale, anni duri ma che al loro termine regalarono all'Italia un periodo di boom. Ma Ruggero era già proiettato verso il futuro, mettendosi a produrre il dolce tradizionale veronese: il Pandoro. Fu l'intuizione vincente. Così, prima da artigiano e dal 1953 in un laboratorio di 500 metri quadri, iniziò con una ventina di operai, la produzione a regime.
Gli anni '60 portarono all'azienda un forte sviluppo come del resto a tutta l'Italia. Fu l'innovazione l'arma giusta, fu grazie all'utilizzo di nuove tecniche produttive unite al sapore della tradizione, che l'azienda Bauli si impose definitivamente sul territorio nazionale. E dagli anni '70, ad affiancare Ruggero nella sua impresa, entrarono i figli: Alberto, Carlo e Adriano. Le loro specializzazioni scolastiche e un pizzico di intraprendenza fecero di Bauli un'azienda dinamica e moderna, senza perdere di vista quei valori dettati fin dagli anni '20 dal padre. Passione, qualità di prodotto e qualità di servizio, tutto questo è Bauli.
Oggi il nome Bauli è associato a un momento condiviso di dolcezza e piacere, di gioia e tradizione.
Tutto questo lo si deve a Ruggero Bauli e alla famiglia che ha saputo, con coraggio e passione, interpretare i desideri dei consumatori e tramandare gli insegnamenti del padre: "La coscienza della qualità vi darà la soddisfazione, dunque la gioia, di essere sempre voi stessi".